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Salute e sostegno alla persona

Diritto di famiglia

 

 

Con la riforma del diritto di famiglia del 1975 la condizione della donna è radicalmente mutata: è stata abolita la figura del capofamiglia (che rimane solo ai fini anagrafici) e la donna e l’uomo hanno pari diritti e doveri (L. 151/1975).
La famiglia è uno dei luoghi in cui è più difficile far valere i propri diritti per i legami affettivi tra le persone: è importante capire che vanno rispettati ed è importante non confondere gli affetti con i diritti (art. 143 C.C.).
Ogni decisione che riguardi la coppia e i figli va ad esempio presa di comune accordo senza prevaricazioni (dove abitare, come educare i figli, ecc.).
Con il matrimonio i coniugi hanno reciprocamente diritto ad essere mantenuti, se non hanno propri mezzi di sostentamento ad essere assistiti. Hanno inoltre diritti ereditari.
 
Non sipuò:
- costringere la moglie a vivere nella residenza scelta solo dal marito: i coniugi, infatti, devono fissare la residenza della famiglia tenendo conto delle esigenze di entrambi;
- escluderla dalle decisioni relative ai figli;
- privarla dei mezzi di sostentamento;
- escluderla dalle decisioni relative ai figli;
- privarla dei mezzi di sostentamento;
- escluderla dalla gestione anche solo economica della famiglia;
- denunciare la moglie (o il marito) per infedeltà ma l’infedeltà, se provata, può comunque rappresentare un motivo di addebito della responsabilità della eventuale separazione.

Puoi:
- far contare il tuo parere in tutte le decisioni che riguardano la famiglia, l’educazione dei figli, la tua stessa vita: la legge prevede piena parità tra i coniugi.
- Oggi infatti, a differenza di un tempo quando la potestà sui figli era esercitata solo dal padre, essa è esercitata di comune accordo da entrambi i coniugi.
Ognuno dei coniugi deve contribuire al mantenimento della famiglia: se sei casalinga partecipi attraverso il tuo lavoro familiare (art. 143 C.C.).
In caso di profondi dissensi con tuo marito sia sulla scelta della residenza familiare che sull’educazione dei figli, puoi rivolgerti al Giudice (art. 145 C.C.).

Attenzione: solo se sei sposata hai tutti i diritti sopra ricordati! Se invece sei convivente hai solo il diritto al concorso nel mantenimento e nell’assistenza dei figli comuni.
Al momento del matrimonio puoi scegliere fra due possibilità di gestire i beni della famiglia: la comunione o la separazione di beni. Questa scelta è importantissima ed è opportuno, prima di sposarsi, considerare attentamente il regime patrimoniale da scegliere.
Con la comunione dei beni (art. 177 C.C.), i beni acquisiti durante il matrimonio, ad esclusione di quelli personali, dei beni posseduti prima del matrimonio, delle donazioni o delle eredità ricevute, diventano di proprietà comune e possono essere amministrati da entrambi. Anche i risparmi ed i debiti sono comuni.
Con la separazione di beni (art. 215 C.C.) ogni coniuge rimane proprietario dei propri beni e contribuisce in modo proporzionale alle proprie sostanze alle necessità della famiglia.
La separazione dei beni è consigliabile solo nei casi in cui entrambi i coniugi abbiano il proprio reddito sicuro (da lavoro dipendente o professionista).

Tratto da: I diritti delle donne: guida pratica / aggiornamento a cura della Commissione Provinciale Pari Opportunità della Provincia Autonoma di Trento.

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