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Salute e sostegno alla persona

Molestie sul lavoro

 

 

Comportamenti qualificabili come “molestie sessuali”, che possono provenire da colleghi oppure dal datore di lavoro, possono verificarsi nei confronti delle donne e in alcuni casi, meno frequenti, anche degli uomini.
 
In alcuni casi, appositi regolamenti oppure i contratti collettivi li prendono in considerazione come comportamenti vietati e sanzionabili. Anche in assenza di queste regole, si tratta comunque di comportamenti che ledono la dignità e la libertà ed il decoro della persona che vanno comunque tutelate sul luogo di lavoro. Anche le recenti Direttive europee in materia di divieti di discriminazione ne hanno sottolineato la gravità e la natura spesso discriminatoria (Dir. 43 e 78 del 2000; D. lgs.vi nn. 215 e 216 del 2003) Secondo il D.lgs. 145/2005 che ha attuato la D.73/2002 le molestie sessuali sono definite come discriminatorie qualora:
- consistano in comportamenti indesiderati posti in essere per ragioni connesse al sesso aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, umiliante, degradante od offensivo
- consistano in comportamenti indesiderati a connotazione sessuale espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità della persona e di creare un clima intimidatorio,degradante, umiliante od offensivo.

Le molestie possono causare disagi psicologici, forme di ansia, e riflettersi negativamente sulla vita personale e lavorativa.
I comportamenti possono essere molto vari, ma a base direttamente o indirettamente sessuale, e sono caratterizzati dal fatto che non sono né desiderati da chi li subisce, né graditi.

Che fare?
Se ti trovi in una situazione di questo tipo occorre manifestare anzitutto in modo chiaro che non ti è gradita, e se la situazione è grave o si ripete hai diverse possibilità di reagire, senza dover necessariamente imboccare la via penale:

- Se la situazione è determinata dal comportamento di un collega che persiste nel tempo, o è particolarmente grave, oppure se viene creata un’atmosfera intimidatoria nei tuoi confronti (e non semplicemente scherzosa) pur senza che si arrivi alle ingiurie o alla violenza, puoi segnalare la cosa alla consigliera di parità, oppure rivolgerti ad un delegato sindacale, oppure ad un legale di tua fiducia. In alcuni settori, come presso la Provincia Autonoma di Trento, i contratti collettivi istituiscono anche una figura di Consigliere di fiducia, che dovrebbe trattare la questione in via informale.

- Trattandosi di questioni delicate, richiedi il rispetto della riservatezza nei tuoi confronti. Una delle difficoltà in queste situazioni riguarda l’accertamento dei fatti: conviene quindi avere prove il più possibile certe. Durante il procedimento che accerta i fatti hai comunque diritto, ed è importante che tu lo richieda, ad essere assistito da una persona di fiducia nominata da te personalmente.

Il tuo datore di lavoro è obbligato a garantire che l’ambiente di lavoro sia tale da salvaguardare non solo l’incolumità fisica e la salute anche psicologica, ma pure la dignità dei lavoratori. Puoi ricorrere alla tutela anche davanti al giudice, tramite alla consigliera di parità o ad un legale.

Potrà essere richiesto di adottare il provvedimento più adatto per risolvere la situazione, anche mediante il trasferimento di colui che ti espone ai comportamenti molesti, e non solo mediante l’applicazione di sanzioni disciplinari (che non sempre risolvono il problema).
 
Vi può essere anche il diritto al risarcimento del danno. Se il contratto collettivo lo prevede, avrai diritto al rimborso delle spese legali.

Tratto da: I diritti delle donne: guida pratica / aggiornamento a cura della Commissione Provinciale Pari Opportunità della Provincia Autonoma di Trento.

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