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Odiare Medea. Il sogno del patriarcato di Giuliana Musso

DATA: 07/07/2017
Vnerdí 7 luglio 2017 alle ore 21LUOGO: Pergine Valsugana
Teatro ComunaleORGANIZZATORE: Pergine Spettacolo Aperto

Odiare Medea, ispirato al celebre romanzo di Christa Wolf, è uno studio teatrale in forma di lettura scenica prodotto appositamente per Pergine Spettacolo Aperto. È il racconto di una donna che non solo uccide i propri figli, ma diventa capro espiatorio sul quale riversare tutta la rabbia, l’odio, la paura di una società in crisi d’identità.

STUDIO TEATRALE/UNICA DATA PREVISTA Cosa vanno dicendo? Che io, Medea, avrei ammazzato i miei figli. Chi potrebbe mai crederci…? (Christa Wolf) di e con Giuliana Musso musiche Claudia Grimaz e Andrea Mazzacavallo produzione La Corte Ospitale Approdata con Giasone a Corinto, Medea scopre nei sotterranei della reggia una tomba con i resti della principessa Ifinoe, primogenita di Creonte, vittima di un omicidio politico attuato per impedire che il regno ritornasse nelle mani di una donna. A causa di questa scoperta Medea straniera, donna di medicina e sacerdotessa diventerà suo malgrado oggetto di un’implacabile macchina del fango, di una feroce caccia alla strega che culminerà con il suo esilio. Quando la secondogenita di Creonte, Glauce, che ha stretto un rapporto di affetto con Medea, si suicida, la colpa ricade su quest’ultima. Un’accusa falsa e pretestuosa, che porterà tuttavia alla lapidazione dei suoi figli. Sarà la città stessa dunque, non la madre, a macchiarsi del delitto. Odiare Medea, ispirato al celebre romanzo di Christa Wolf, è uno studio teatrale in forma di lettura scenica prodotto appositamente per Pergine Spettacolo Aperto. È il racconto di una donna che non solo uccide i propri figli, ma diventa capro espiatorio sul quale riversare tutta la rabbia, l’odio, la paura di una società in crisi d’identità. Lo spettacolo prende spunto dalle tracce pre-euripidee del mito e lo colloca nel momento di svolta della storia umana, quando il patriarcato fermò con la violenza il progredire pacifico delle antiche società matrifocali. Da allora prevalgono modelli androcratici di convivenza, che si costituiscono attraverso rigide gerarchie di potere, utilizzano la forza come principio di giustizia, adorano un dio maschio che ha generato un figlio maschio, controllano e regolano la vita sessuale e riproduttiva, impongono la supremazia della ragione sui sentimenti, dell’anima sul corpo, dell’ideale sul concreto, del maschile sul femminile. Il sogno del patriarcato è un sogno di dominio assoluto in cui non hanno spazio l’“essere in vita”, la sua unicità e complessità. In questo sogno i figli sono tutti sacrificabili. Giuliana Musso riprende il suo precedente testo La città ha fondamento sopra un misfatto, e lo arricchisce dei contributi offerti da Riane Eisler, Maria Gimbutas, Fritjof Capra, Rosalind Miles e altri. Alla musica e al canto viene affidato il compito di tenere insieme una giostra di personaggi e racconti, di miti delle origini e chimere contemporanee con uno “stile osservato”, che tocca la polifonia e il contrappunto, mescolando il repertorio del melodramma italiano e i nazionalismi di fine Ottocento, sino a fremiti più attuali e pervasivi. Giuliana Musso, classe 1970, è attrice, ricercatrice, autrice e tra le più autorevoli esponenti del teatro di narrazione e d’inchiesta. Un teatro che si situa al confine tra indagine e poesia, tra denuncia e comicità, e in cui si collocano i suoi lavori più importanti, dalla trilogia sui “fondamentali” della vita Nati in casa (2001), Sexmachine (2005) e Tanti saluti (2008) al viaggio nella distruttività del sistema patriarcale con La città ha fondamenta sopra un misfatto (2010), ispirato a Medea di Christa Wolf, La fabbrica dei preti (2012) e il monologo Mio eroe (2016), nel quale Musso dà voce alle madri di soldati caduti in Afghanistan. Dal 2008 la sua “casa” artistica è La Corte Ospitale di Rubiera (RE). Tra i suoi riconoscimenti più prestigiosi, il Premio della Critica nel 2005, il Premio Cassino Off 2017 per Mio eroe, e il recentissimo Premio Hystrio alla Drammaturgia.

Odiare Medea

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